Le fondamenta

A proposito dell’ingranamento-C.Racamier

Tratto dalla rivista Interazioni, 0/1992 (numero monografico «Legami e affetti», pp. 61-70

Presentazione

L’ingranamento è un concetto di natura psicoanalitica che
può essere applicato alla vita psichica individuale, familiare e gruppale. Nasce
nel contesto privilegiato di osservazione cui dà vita il duplice punto
di vista dello psicoanalista: dentro e fuori la seduta, o come dicono i navigatori
d’alto mare  in solitario e in équipe. L’ingranamento definisce quasi
indistintamente il fantasma e la messa in atto di una
delle relazioni più restrittive e vincolanti che esistano. Descrive una modalità di influenza
reciproca che si presenta come un incastro del tutto privo di un mediatore
psichico elaborato.
Il termine in se stesso non è un neologismo: lo è solo
per l’uso che possia¬mo farne. Si riferisce, in origine, ad una nozione di
meccanica, che designa l’azione di mettere in presa diretta l’elemento di un
ingranaggio con un altro; quanto all’ingranaggio, esso
consiste in un insieme meccanico costituito da almeno due ruote dentate,
disposte in modo tale che il movimento dell’una tra¬scini con sé e metta in
movimento l’altra (È chiaro che queste definizioni sono tratte dai dizionari) [Note 1, 2].
Molti aspetti dell’ingranamento,
osservabili nel contesto originario della macchina, ma che sono del resto
piuttosto familiari, si ritrovano anche sul ver¬sante psichico del meccanismo:

la provenienza
meccanica sottolinea il carattere sia dinamico che ripetitivo
dell’ingranamento, così come noi lo concepiamo;

l’idea di un
«collegamento» completo rimanda a un grado elevato di orga-nizzazione;

l’esistenza di
almeno due elementi in gioco (le due ruote dentate) ne definisce la dimensione
intrinsecamente interattiva;

il fatto che gli
elementi stessi vengano a formare, in stato di movimento, un insieme unico (l’ingranaggio)
fa pensare alla potenza unificante di tale «accoppiamento».
Va poi ricordato che, quando
si applica il termine di ingranaggio a dei processi psicosociali, è sempre con una connotazione di
irrimediabilità: non si parla allora che di ingranaggi fatali (in compenso
noi
non intendiamo affatto parlare qui di ingranaggi portatori di felicità).
L’immagine e il concetto di ingranamento si sono
imposti alla mia attenzione durante i miei studi sulle schizofrenie (1978, poi
‘80 e ‘90).
Da questa ricerca emergono anche altri nuovi concetti che ci sono utili, come la seduzione narcisistica, l’antiedipo,l’auto generazione, la frammentazione dell’Io, l’anticonflittualità, la relazione vacua e la paradossalità. In questa prospettiva iniziale, il concetto di ingranamento mirava a connotare i processi e le relazioni di intrusione e di intreccio
reciproco organizzato dagli e con gli schizofrenici, fondati sull’inglobamento
delle imago e sulla riduzione delle persone allo stato di macchine. In seguito
di questo concetto è stata confermata la validità, ne è stato allargato il
raggio di azione, sono arrivate precisazioni e amplificazioni
necessarie, nella sua doppia dimensione clinica e familiare. Tuttavia è in questa sede e in questo momento che intende dame una trattazione completa (riporterò le citazioni di alcuni miei lavori indicandone solo le date).

Descrizione

L’ingranamento rappresenta
una forma di organizzazione psichica partico¬lare, dotata di una prospettiva
interattiva. Si instaura tra almeno due persone, per le quali ogni cosa provata,
fantasmata, pensata,desiderata, voluta dall’una trova immediata risonanza nell’altra.
Avviene persino che un «fantasma» proprio dell’uno si esprima in presa diretta
nell’agire dell’altro: ciò che l’uno immagina (senza dirlo, e forse senza avere
nemmeno dentro di sé lo spazio per immaginarlo veramente) sarà direttamente messo in atto dall’altro.
Ad esempio, una persona potrebbe «pensare» ad un assassinio; l’altra, senza saperne niente, e senza personalmente saperne il perché, aggredisce. Chi potrà mai afferrare il senso recondito e le segrete ragioni di tutto questo?
È necessario fare alcune precisazioni. Per amore di chiarezza, le faremo concentrando l’attenzione sulle forme più compiute di ingranamento, che sono le più nette, anche se non le uniche.
1.
Questo meccanismo
definisce contemporaneamente una modalità di rela¬zione e una forma di funzionamento psichico; l’una è strettamente collegata all’altra: questo tipo di funzionamento non opera
se non in quella relazione, e quest’ultima impone quel dato di funzionamento. Entrambe sono caratterizzate da un doppio intreccio: tra l’intrapsichico e l’interattivo, così come tra una persona e l’altra [Nota 3].
2.
L’Io di ogni protagonista è dunque massicciamente
coinvolto nella relazione di ingranamento: nello stesso tempo questa relazione
porta l’impronta di una profonda dipendenza reciproca e l’ingranamento
esprime questa dipen¬denza e la perpetua. Vedremo più avanti di che dipendenza
si tratta e quali sono i risultati che produce.
3.
Può succedere che l’ingranamento abbia una direzione: un dominatore e un sottomesso; uno che agisce e uno che riceve l’azione (per esempio: madre e figlio); ma chi
riceve l’azione diventerà a sua volta attore.
4.
I processi di ingranamento hanno perciò come caratteristica la reversibilità, ma anche l’invertibilità: ciò che una persona fa a un’altra può riceverlo indietro da quest’ultima. E questo vale anche per il rapporto di famiglia e individuo.
L’origine stessa dell’ingranamento appare
indeterminata; diviene perciò indeterminabile, in quanto non ha più senso
chiedersi chi è il soggetto e chi è l’oggetto di una relazione «ingranata».
L’ingranamento appartiene allora, insieme alla paradossalità, a quei processi («senza
origine») per i quali il problema delle origini non si pone più (1989) [Nota 4].
5. Privo di origini,ma non di forza motrice, l’ingranamento tende ad esten¬dersi e proliferare.
Il numero base è il due, ma può moltiplicarsi, ed estendersi con estrema
naturalezza alla dimensione familiare.
(Si può però presumere che espandendosi ancora più oltre finisca per esaurirsi.)
6. Infine il processo di ingranamento, retto dal principio di ripetizione, è iterativo, e
meccanicamente invariabile: ogni modificazione sostanziale può portare a una
sua alterazione, con la possibilità che il meccanismo freni e si inceppi (ed è
allora che il processo può rivelarsi: il granello di sabbia … ).
7. Infine l’ingranamento, per quanto potente, non opera mai in modo scoperto: le sue vie sono impenetrabili; non sono necessarie comunicazioni manifeste perché un affetto passi, ad esempio, da una ruota all’altra dell’ ingranaggio; non c’è affatto bisogno di
un ordine esplicito dato da A, perché B obbedisca; commenti, associazioni e
critiche sono radicalmente esclusi dall’ingranaggio. Tra i protagonisti,
così come dentro di loro, il pensiero, gli affetti, i fantasmi sono
corto-circuitati; nessun ingranamento «gira» se non contando su questo corto-circuito.
Né un vero fantasma, né una rappresentazione, né un
sogno sono «ingranabili». Solo il fantasma-non fantasma è ingranabile.

Unisono
L’ingranamento può restare a lungo silente; ci accorgiamo della sua esistenza al manifestarsi degli effetti e dopo un lungo periodo di attività sotterranea. Sia che si tratti di una coppia o di una famiglia, sarà una sola voce a esplicitarlo per entrambi o per
tutti gli altri; senza dubbio sarà possibile scoprire chi lo dichiara, ma non
chi lo emette [Nota 5].
Dobbiamo dunque parlare di unisono, di cui bisogna valutare il carattere profondamente fascinatorio. Come in
altri tipi di unisono (che citeremo più avanti, per contrasto), i protagonisti
si scelgono (scelta obbligata: famiglie; scelta inconscia: coppie). Separarsi o
solamente allontanarsi costituirebbe per i membri una lacerazione, uno strappo,
tanto strettamente il Sé di ciascuno si trova vincolato, fino alle radici
della sua propria esistenza, all’interno del meccanismo.
Quanto al fatto psichico maggiore, non consiste tanto in una sorta di confusione tra registri differenti (come l’intrapsichico e l’interattivo) e tra persone distinte. Ma distinzioni di questo genere potrebbero d’altronde sparire senza lasciare alcuna traccia? Consiste piuttosto in una specie di saldatura delle articolazioni topiche.
Queste funzioni articolatorie, tanto all’interno della psiche (come il preconscio), quanto nelle relazioni (come gli «spazi» di mediazione), funzioni che potremmo definire sinovie della vita individuale e collettiva, sono congelate. Dal fantasma (de-fantasmato) all’agito,
ci sarà appena un passo da fare: un piccolo passo, per un grande salto [Nota 6].
Il vissuto dei protagonisti, oscuro, cieco, privo di ombre fantasmatiche, combina una sorta di ottusità intima con delle intuizioni sorprendentemente giuste, perfino
premonitrici. Comunque questo senso di vacuità interna che ho recentemente
descritto (1980) si alterna ad ondate irreprimibili di trionfo megalomaniaco
(ritroveremo questa sorprendente alternanza più avanti).
(Aggiungiamo ancora tra parentesi che i fenomeni di trasmissione di pen¬siero, che hanno così intrigato Freud (1922) partecipano dell’ingranamento; faremo in modo di
chiarirli in seguito, per poter differenziare la massa dell’ingranamento dalle
sue frange).

Cascata

Potremmo disporre per gradi le diverse configurazioni
cliniche dell’ingranamento, in una sorta di cascata.
Cominciamo dal fantasma. Troviamo
la configurazione più rappresentativa, ai confini dell’ingranamento, nel
concetto di fantasma di pelle comune, descritto da D. Anzieu (1985). Tuttavia,
per quanto concerne l’ingranamento vero e proprio, sappiamo che viene vissuto e
agito più che rappresentato. Non viene neppure fantasmato. Ancora una volta, ci
troviamo nell’ambito di ciò che io chiamo i
fantasmi-non-fantasmi (1989), che vanno ad occupare il
posto o il luogo dei fantasmi, senza però presentarne qualità e funzioni.
Sappiamo bene che questo è il caso del
fantasma di autogenerazione, il primo di tutti i fanta¬smi-non-fantasmi,
il primo scoperto, il primo a nascere e ad estendersi, lo stes¬so che
caratterizza ogni specie di ingranamento: un fantasma defantasmato.
Sto parlando di generazione,  ma anche l’incesto è facile a de-fantasmarsi. E anche l’incesto si trova all’origine degli ingranamenti disposti «a cascata».
Se dunque la psiche non arriva ad ospitare un fantasma in quanto tale, esso non resterà però lettera morta: ciò che avviene più facilmente è che si trasformi in delirio. Ed è
proprio sotto questa forma che l’ingranamento si presenta con mag¬gior
frequenza, ed è osservabile nel delirio d’influenzamento. Questo tipo di deli¬rio presenta tutti i tratti clinici dell’ingranamento, tranne che per il suo oggetto
complementare: un oggetto-delirio (secondo la mia stessa definizione: 1989). D’altronde è a questa condizione che l’ingranamento si manifesta. Il meccanismo reso visibile diviene macchina(vedi Tausk).
Chi è influenzato può tentare in ogni modo di respingere lontano da sé, o lontano
nello spazio, l’idea che si è fatto della collocazione di questa «macchina per
influenzare», ma ciò non rende l’ingrana¬mento meno costrittivo e vincolante. L’influenza,
così come l’ingranamento da cui deriva, funziona in modo inverso anche rispetto a
colui che la esercita: chi si dichiara influenzato è a sua volta un’«influenzatore» nascosto; l’influenza va di pari passo con l’effluenza (e anche con
ciò che io chiamo la triade paranoide) [Nota 7].
Se teniamo conto delle onde
di choc sollevate intorno al soggetto dal suo delirio, ecco che ci
riavviciniamo al termine di «cascata» utilizzato sopra. Ma esiste anche un’altra
via, molto più diretta: è quella che va dritta dal fantasma, appena fantasmato
dall’uno, all’agito che l’altro compie; potremmo parlare di un agire psichico
(1980) – il paradosso non è che apparente. Prendiamo una sequenza più
complessa: una madre, nel momento in cui concepisce suo figlio, ha un vissuto
di incesto. Più tardi questo figlio, mosso dall’incesto defantasmato di sua
madre, delira; peggio: è confuso.
Lo prendo in cura nel mio centro.
È difficile pensare che possa liberarsi dell’ingranamento. Ciononostante ci arriverà [Nota8].
Rimane da indagare ancora sul corto-circuito psicosomatico.

Le forze in campo

Quanto ai meccanismi all’opera
in questo tipo di funzionamento, noi li vedremo manifestarsi congiuntamente.
Più che assimilare la relazione di ingranamento a una simbiosi,la colloche¬rei nel quadro
della seduzione narcisistica (1980,1989), con cui ha stretti lega¬mi (il
termine simbiosi può indurre confusione se
si applica a un processo di sofferenza; se lo applichiamo invece, con più rigore, a una relazione d’oggetto «normale», si esce dall’ingranamento).
È proprio questa seduzione primaria, la seduzione narcisistica, che mette in moto i meccanismi dell’ingranamento.
È attraverso di essa che passano quelle comunicazioni che abbiamo a volte
chiamato da inconscio a inconscio.
Dobbiamo sottolineare qui che nulla ha a che fare così da vicino con l’ingranamento come l’antiedipo e l’autogenerazione (1989).
Se l’autogenerazione ha bisogno di un vettore, è dell’ingranamento
che si servirà: altre cinghie di trasmissione non sarebbero altrettanto adatte.
Anche i meccanismi di identificazione
proiettiva e di identificazione introiettiva entrano in gioco qui
con grande potenza; descritti come sappiamo da Melanie Klein e dalla sua scuola
(una sintesi è stata presentata da Grotstein) sono queste «identificazioni» primitive – così come la loro sorella, l’identificazione adesiva – che operano al servizio dell’ingranamento.
Quest’ultimo lavora a sua volta, con tutta la forza che possiede, per un’altra istanza, non meno importante: la negazione.
Si tratta innanzitutto della negazione della propria realtà psichica, che è
naturalmente collegata alla negazione del¬l’autonomia; sono principalmente questi i due tipi di negazione che offrono le loro caratteristiche principali all’ingranamento.
La loro forza spiega come l’intimità psichica delle persone sia
corto circuitata, e la loro distinzione abolita.
In fin dei conti l’ingranamento si può considerare al servizio di una onnipotenza narcisistica.
L’alleanza costruttiva tra l’oggettuale e il narcisistico è rotta. Deconnessione?
Sovvertimento dei registri?
In ogni caso l’ingranamento partecipa di una economia specifica.

Economie

Come sempre quando prevale l’
onnipotenza, quella dell’ ingranamento è un’economia
di sopravvivenza.
Possiamo ricorrere a un paragone che può offrirci un
chiarimento per con¬trasto.
Due modalità di relazione ben
conosciute sono quelle basate su potenti interazioni messe in gioco all’interno
di una alleanza stretta tra due persone. Una è l’unisono tra la madre e il
neonato; qui ciascuno
dei partner attiva l’altro; questa alleanza, nella
normalità, è vitale.
L’altra si esprime nella relazione
sessuale: anche in questo caso ciascuno dei partner (sempre nella
normalità) attiva l’altro, e in modo estremamente pre¬ciso e irresistibile.
Tuttavia, a differenza dell’ingranamento,
questi due tipi di relazioni mobilitano tutta la psiche; certamente si vivono
nel corpo e attraverso il corpo nella sua totalità, ma centrate su zone e
attività specifiche
e insostituibili. Al di là del loro scopo immediato, il
soddisfacimento del desiderio, esse hanno una pro¬spettiva più ampia: nel primo
caso è il raggiungimento dell’autonomia
da parte del bambino, nel caso invece della relazione amorosa, l’unisono
funziona da rinforzo delle singole individualità. Qui dunque i fantasmi sono
viventi e l’uni¬sono, con una modalità specificamente ambigua, si
coniuga con la distinzione degli esseri (e, di conseguenza, delle generazioni e
dei sessi).
L’ingranamento genera il contrario. Al suo sviluppo presiedono principi ben diversi dal  principio di piacere e da quello di realtà: è il
principio di sopravvivenza (o di sopravvivenza e annientamento)
quello che prende il sopravvento nelle psicosi e negli stati limite.
Questo principio ha un’economia
molto dispendiosa, come dispendioso è l’ingranamento;
innanzitutto deve instaurarsi, poi deve mantenersi, tanto in se stesso quanto
nelle sue funzioni difensive.
Non è allora sufficiente riconoscere l’ingranamento (che sia in una
testa, o in due, o in una famiglia). Converrà invece valutarne, se è possibile, l’econo¬mia. È forte e duratura? (Come dimostrerebbero le
descrizioni precedenti). Oppure modesta e transitoria. Infatti, ad esempio, la
trasmissione di pensiero occasionale – quella di cui si parla correntemente – è una forma di ingranamen¬to transitorio.
Ad esempio, il padre di una paziente che un giorno mi diceva di non aver bisogno
di avere notizie su di lei, perché riteneva di sapere sempre tutto sul suo
conto e di non sbagliarsi mai, utilizzava sicuramente
un altro regime di ingranamento. Questa organizzazione psichica può
restare addormentata per lungo tempo nel soggetto, o negli altri, e attivarsi
solo in circostanze critiche; ci domandiamo se poi tenda a retrocedere,
o a continuare a manifestarsi con forte intensità. Per di più è sempre importante, sia nel caso di una coppia che di una famiglia, sapere di quale entità è l’ingranamento, e se è il
solo meccanismo presente.
Sia per una persona che per una famiglia, si tratta di scoprire se l’ingranamento lascia spazio ad altri stili, ad altre modalità di funzionamento e di relazione. Non è raro infatti che l’ingranamento si attivi solo tra certe persone, in certi momenti, di fronte a determinate stimolazioni; altrimenti resta latente; addormentato.
Ci preoccuperemo ora di distinguere tra le forme di ingranamento «benigne» – passeggere e parziali -,e quelle «inveterate» – esclusive, massicce, costrittive.

Contiguità

Se l’ingranamento conosce dei gradi, conosce anche delle relazioni di vicinato.
È così che allaccia stretti
rapporti con due modalità già conosciute della vita psichica, che incontriamo
spesso (se sappiamo metterle in evidenza) negli individui o nelle famiglie
disturbate.
Una è quella del paradosso o meglio della paradossalità (1980,
1985, 1989). Anch’essa si fonda su una mutua dipendenza e la mantiene, tende a
stabilire connessioni senza origini e senza via d’uscita.
L’ingranamento va in generale di pari passo con la
paradossalità, benché appaia meno mentalizzato.
Non meno stretti, come abbiamo visto, sono i rapporti
tra l’ingranamento e le relazioni basate sul fantasma attivo di pelle comune(1).
Non possiamo però affermare
che ogni relazione d’influenza, ogni modalità di relazione, o di interazione
costrittiva si debba necessariamente riferire all’ingranamento. Le stesse
considerazioni valgono
per le relazioni basate sulla identificazione mimetica,
sull’identificazione adesiva o sull’inglobamento.
I soggetti che fanno agire ad
un altro (sempre una persona vicina) parti di sé; quelli che lo utilizzano per
mettere nell’altro il loro complemento fallico o narcisistico, o le loro
pulsioni inconfessate; quelli
che tengono a propria dispo¬sizione questo
«delegato obbligato» (ben descritto da E. Jacobson [Nota 9]); quelli che attuano l’espulsione
sull’altro dei propri lutti negati e delle depressioni rimosse
(1986) [Nota 10]; quelli che
procedono per intimidazioni paranoiche (1990) e le fami¬glie che
designano alloro interno un figurante predestinato (1989); costui, che
si rivela alla fine della catena,
e tutti gli altri, che altro sarebbero se non
adepti dell’ingranamento? Certamente fanno parte del suo vicinato. Possiamo
allora scegliere di includerli in questo registro, ed
estendere così il concetto di ingranamento fino a farvi rientrare ogni tipo di
interazione costrittiva, oppure considerarli come parte di un’area contigua, e
mantenere così a questo concetto una delimitazione più precisa.

Disingranamento

Come analisti di pazienti
psicotici o di famiglie disturbate, abbiamo a che fare con processi di
ingranamento. Fino a un certo punto (e speriamo solo fino a un certo punto) ne
subiamo l’impatto e ne
siamo presi; il cammino che va dall’identificazione
empatica all’identificazione «ingranante» è piuttosto
scivoloso. Del resto in questo caso, come sempre quando si lavora su patologie
ad un tempo pesanti e sottili (sì, pesanti e sottili, e forse anche subdole),
il vissuto di controtransfert è oscuro,
ma proprio per questo chiarificatore: ingranati ci si sente ottusi, ciechi,
tirati, spinti, distolti, manipolati;
sono questi segnali da non trascurare.
Come analisti, speriamo anche
che i nostri pazienti o le famiglie che sono indissolubilmente legati,
incatenati all’ingranamento, arrivino col nostro aiuto a liberarsene. Non sarà
facile: essi ne sanno poco,
e abbiamo visto come l’ingranamento interrompa il
corso dei fantasmi, delle rappresentazioni e dei pensieri. Non sarà facile: ci
si tengono attaccati. Abbiamo visto come l’ingra¬namento comporti la
negazione
della autonomia e si ponga come ostacolo, resistenza al riconoscimento delle
differenze. In più, lo sappiamo, è testimone
d’onnipotenza, di eternità e sopravvivenza: rinunciarvi può voler
dire
scoprirsi, o perdersi.
Se passo dopo passo, pezzo
dopo pezzo, con le unghie e con i denti, comin¬cia a prodursi il disingranamento,
nella maggior parte dei casi sarà vissuto e temuto come una lacerazione;
lacerazione di
pelli incollate e, nel migliore dei casi, come un disinnesto:
un salto nel vuoto, una messa in moto senza control¬lo.
E difatti si tratta,
metaforicamente, di una sorta di disinnesto; o piuttosto, di una possibilità di
disinnesto. I pazienti, all’inizio, lo sentono come un immenso spazio vuoto:
tanto è vero che quando si esce dal peggio, il meglio comincia sempre per sembrare cattivo … Questo spazio è neutro; è lo spazio dei discorsi senza capo né coda, del rumore senza conseguenze (imparerà l’analista a parlare senza dire niente?). È uno di quegli spazi che si dicono «transizionali». Non è più lo
spazio di una saldatura narcisistica, ma diviene quello di una autentica
mutualità (come avrebbe detto Wynne).
A partire di qua, isole di pensiero e isole di piacere potranno cominciare ad emergere, poi crescere all’interno di una psiche fino a quel momento costret¬ta a sopravvivere senza essere …

Bibliografia

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moi-peau, Dunod, Paris, 1985 (tr. it. L’Io Pelle, Borla, Roma,
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Cortina, Milano, 1983).
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non-objet», Nouvelle revue de psychanalyse, Galli¬mard, Paris, 21, 1980.
(11) Racamier P.C.,
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(13) Racamier P.C., «De la
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(15) Racarnier P.C., «La
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(16) Racamier P.C., «En
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(17) Tausk V., «Sur le genèse
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complètes, Payot, Paris, 1975 (tr. it. Sulla genesi della macchina influenzante nella
schizofrenia, in Scritti psicoanalitici, Astro1abio, Roma,
1979).

Note
* Psichiatra, psicoanalista,
presidente dell’Institut de psychanalyse
familiale et groupale.

Nota 1: In un altro senso «ingranamento» designa l’azione di
guarnire con grano. Non è evidente¬mente
l’accezione di cui qui ci occupiamo. Si potrebbe sostenere, al contrario,
che l’ingranamento,
nel senso in cui noi lo consideriamo, tende a privare la psiche individuale di
grano da macinare …

Nota 2: Il termine engrènement si traduce pressoché
letteralmente in italiano: ingranamento. In inglese: gear e meshing. La
traduzione tedesca (come appare in Die Schizophrenen)
è molto dina¬mica, per cui possiamo
aspettarci l’utilizzazione del termine Ineinandergreifen.

 

Nota 3: Sul passaggio dall’intrapsichico all’interattivo vedi
i lavori del 1986 e de1 1989.

Nota 4: È «senza
origine» un fantasma, oggetto, od oggetto di pensiero, al quale non si sa a
priori riconoscere alcuna origine: è ovvio che tutto questo è intrinsecamente
paradossale.

Nota 5: P. Aulagnier non conosceva il «fantasma non-fantasma»,
ma ha avuto il merito di descrive¬re certi processi intergenerazionali di trasmissione
di una «teoria» psichica, come
lei la definiva (1975).

Nota 6: È forse
necessario sottolineare l’importanza di questo concetto di saldatura delle
articolazioni topiche? Non c’è confusione, né gioco possibile: questo è il
segreto dell’ingranamento.

Nota 7: Questa «triade paranoide» (descritta e così
chiamata ne1 1976) costituisce la triade deliran¬te dell’ingranamento e
comporta: l’influenza, che è subita; l’effluenza, che emana da sé;
e la dif¬fluenza,
che confonde le tracce.

Nota 8: Possiamo segnalare altri frutti dell’ingranamento: il
delirio a due e la follia collettiva. Ma questi casi sono così
conosciuti che saranno già venuti in mente al lettore.

Nota 9: Un paziente descritto da E. Jacobson faceva
insidiosamente agire i suoi desideri perversi (per i quali egli stesso provava
riprovazione e che respingeva) ad un amico, che però
si sforzava di rimettere
sulla buona strada.

Nota 10: Lutto e
depressione si possono infatti proiettare sulle persone vicine, ma in questo
caso queste ultime non sono per nulla coscienti di ciò con cui hanno a che fare,
né mai
sapranno cosa fare.

– Traduzione
di Alessandra Raineri
– Tratto dalla
rivista Gruppo,6,
1990.