Le fondamenta

L’Io-pelle familiare e gruppale di Didier Anzieu*

Articolo (in parte modificato) tratto dal n.1/96 di Interazioni (Rivista edita da Franco Angeli)
* Psicoanalista, professore emerito dell’Università di Parigi – X Nanterre.
– Articolo tratto dalla rivista Gruppo, n. 9, 1993.
– Traduzione di Anna Maria Nicolò Corigliano.
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I. Cominciamo con il ricordo di alcuni enunciati fondamentali:
– l’Io individuale si rappresenta egli stesso come una pelle psichica (E. Bick).
– Egli si rappresenta il gruppo come un corpo individuale dotato di uno spirito di corpo.
– C’è un gruppo, e non solamente un raggruppamento o un insieme quando si è costituito un apparato psichico gruppale (R. Kaës) che comprende delle istanze psichiche gruppali (Ideale dell’io, Io ideale, Super-Io del gruppo) e che è sviluppato da un Io gruppale (D. Anzieu) o ancora da un co-Sé (A. Abraham).
– Ci sono dei rapporti di isomorfia o di omomorfia tra il gruppo interno individuale (istanze, identificazioni, figurazioni pulsionali) e l’apparato psichico gruppale; essi traggono l’uno e l’altro dall’apparato psichico familiare (R. Kaës, A. Ruffiot).
– L’immagine del corpo e lo schema corporale sono due dei principali organizzatori del gruppo.
– L’uomo in quanto essere vivente è attivato da due grandi bisogni.
Il bisogno di conservazione delle specie produce la coppia, unita dal piacere sessuale, e il gruppo familiare unito dall’attaccamento e dalla tenerezza. L’apparato psichico familiare si organizza intorno alla differenza/complementarietà dei sessi e delle generazioni (desiderio del pene, della vagina, di bambini, bisessualità e complesso di Edipo). Esso è il luogo dell’esperienza dei piaceri e del principio del piacere/dispiacere.
Il bisogno di conservazione dell’individuo produce gruppi di distribuzione dei beni, di protezione, di sviluppo e di socializzazione delle persone. L’apparato psichico gruppale si organizza in vista della soddisfazione dei bisogni corporali e psichici; è contemporaneo del periodo infantile di latenza; è il luogo dell’esperienza dei principi di realtà e di costanza.
Questa concettualizzazione semplifica la realtà gruppale, che presenta delle forme più complesse, miste per esempio. La coppia e la famiglia possono anteporre la riuscita economica e sociale alle soddisfazioni della sessualità e della tenerezza; gruppi sociali possono organizzarsi intorno al presupposto di base dell’accoppiamento (Bion), perfino in vista della pratica della sessualità di gruppo.
II. Il gruppo è la sede di due tipi di conflitti strutturali: conflitti fra l’individuo e il gruppo, conflitti tra l’individuo e la società.
Il conflitto individuo/gruppo si gioca tra due tendenze antagoniste: mettere l’individuo a servizio del gruppo; mettere il gruppo a servizio della realizzazione dei desideri e dei bisogni dell’individuo: il gruppo strappa le pelli psichiche individuali e le cuce in un involucro narcisistico gruppale. Io ne vedo tre grandi varietà. Il gruppo eroico (militari, esploratori, coloni) si centra su un ideale dell’Io gruppale (S. Freud) (dipendenza, idealizzazione/persecuzione, culto della personalità). Il gruppo dirigente, aristocratico o oligarchico, si organizza intorno ad un super-Io gruppale (ordine, giustizia, lavoro e beneficio). Il gruppo autocontemplativo (la banda degli adolescenti, la comunità intellettuale o religiosa) si costruisce intorno ad un Io ideale comune (libertà, uguaglianza e fraternità).
Il conflitto gruppo/società oppone due tendenze: mettere il gruppo al servizio della società globale e/o delle istituzioni di stato; mettere la società al servizio del gruppo. Le due accuse con le quali la società cerca di gettare discredito sui piccoli gruppi spontanei rientrano nella forma sociale e adulta del complesso di Edipo: se alcuni individui si raggruppano isolandosi dal tessuto sociale, è per dei progetti “parricidi” (cospirazioni, complotti, attività faziose) o “incestuosi” (incontri sessuali, perversioni); la gang li mette insieme ambedue (furti, violenze, stupri). Il gruppo reagisce introiettando alcune regole che rassicurano le istituzioni, aprono una dimensione di libertà al gruppo e permettono un’auto-regolazione gruppale. Da qui ne deriva un involucro di regole, di controllo, di proibizioni, analoghe alla seconda pelle (E. Bick), alla corazza muscolare (W. Reich). Io propongo di chiamarlo involucro muscolare gruppale. Michel Foucault l’ha descritta (senza denominarla) nell’azione di rinchiudere alienati e asociali. Nelle riunioni le discussioni sulla procedura nascondono spesso le questioni di fondo fino a quando un involucro muscolare di gruppo sia sufficientemente costituito.
Tra l’involucro narcisistico e quello muscolare gruppale, il gruppo si costituisce una pelle psichica gruppale, estensione al gruppo dell’Io-pelle individuale. Essa si costituisce con un duplice appoggio, sugli Io-pelle individuali e sul “corpo” sociale. La distinzione lacaniana: reale, simbolico, immaginario può, in questo caso, rivelarsi illuminante.
La pelle psichica gruppale reale delimita un territorio di gruppo (spazio occupato, posti, temporalità gruppale, ritmo delle riunioni). Essa è l’involucro, che contiene l’oggetto del desiderio del gruppo: cfr. la capanna e il tesoro ne La guerra dei bottoni, le crociate per la conquista dei luoghi santi (o sani).
La pelle psichica gruppale immaginaria corrisponde:
1. all’involucro del gruppo prodotto dai fantasmi del gruppo: illusione gruppale, fantasmi di rottura, per esempio;
2. alle metafore organiche del linguaggio corrente relative al gruppo: organismo, membri, corpo mistico, etc.;
3. all’esperienza della ricerca nella situazione di gruppo di una continuità con la pelle e lo sguardo del vicino (Turquet);
La pelle psichica gruppale simbolica comprende:
1. i segni d’appartenenza al gruppo: distintivo, spille, uniforme, tatuaggio, circoncisione, etc.;
2. i rituali;
3. le professioni di fede, etc.
L’opposizione dell’involucro e dell’oggetto, della scorza e del nocciolo (N. Abraham e M. Torok) è secondaria. Allo stadio originario, l’oggetto primordiale (la madre o la persona che prodiga le cure materne) è nello stesso tempo oggetto della soddisfazione del desiderio (il buon seno idealizzato) e involucro contenitore e protettivo (la madre come para-eccitazione rispetto rispetto agli stimoli esterni e ai bisogni vitali interni la cui non soddisfazione produce lo stato di solitudine e abbandono). C’è continuità tra la madre-seno e la madre-pelle. L’involucro è lo sviluppo dell’oggetto (Bick).
C’è una doppia identificazione del neonato con la madre: al capezzolo che nutre, alla pelle che contiene. La coppia madre/bambino riposa sul presupposto di base della dipendenza (Bion).
Stessa dinamica nei gruppi: essi sviluppano i loro involucri dallo “oggetto” che è per loro primordiale. Questi può essere: un’istanza psichica, una persona investita di un’immagine, una teoria (cfr. l’efficacia delle minoranze attive di fronte a un centro molle o disperso).
Le funzioni dell’Io-pelle gruppale scaturiscono da quelle che io ho già descritto per l’Io-pelle individuale:
– Mantenimento dei membri intorno ad un asse direzionale di pensiero e/o d’azione che assicura la coesione del gruppo; la consistenza di un gruppo dipende dalla sua capacità di organizzarsi in un “gruppo di lavoro” appoggiandosi su un “presupposto di base” inconscio e cambiando secondo le circostanze (Bion); ci sono consistenze gruppali dure (solide) o molli (liquide, viscose,…); i membri di una minoranza attiva sono dei “duri”; il centro è molle (lo “stagno”).
– Contenimento che comprende numerose sotto-funzioni:
– involucro/borsa con orifizi che contiene gli “aderenti” ed espelle i dissidenti (la sala di riunione, le attività di chiusura e di sutura,…);
– bordi che delimitano un dentro e un fuori del gruppo, con una zona di transizione e con fluttuazioni, limiti;
– interfaccia che mette in contatto l’intra-gruppo e l’out-gruppo (1), con interstizi, attriti, erosioni, fessure nelle zone di contatto;
– confini che filtrano i passaggi (barriere di contatto, aperte o chiuse, canali di comunicazione, controllo degli scambi, selezione delle ammissioni, etc….);
– trasparenza/opacità dell’involucro: la casa di vetro, la prigione;
– rigidità/flessibilità dell’involucro;
– Para-eccitazione: il gruppo protegge dalla violenza degli stimoli esterni e dalle eccitazioni pulsionali: regolazione per omeostasi e feed-back. Cf. i presupposti di base di attacco-fuga (Bion) all’opera nell’interazione piccolo gruppo/grande gruppo; da qui il fantasma del piccolo gruppo degli “animatori infilzati” [nota della traduttrice (2)] (R. Kaës) ripiegato su se stesso di fronte al grande gruppo; nel medesimo tempo in cui essa difende il gruppo dall’eccitazione, la superficie eccitata/eccitante capta la stimolazione (cfr. la compresenza ricercata come sorgente eccitatrice, il piacere di discutere per discutere; cfr. le danze e le ansie trances collettive,…).
– Significato: il gruppo si costituisce un involucro sensibile che registra;
a) tracce di azioni e di parole (rendiconto delle sedute, giornale di bordo)
b) iscrizioni rette da un codice (ad esempio gli statuti, le mozioni, i programmi, con una gerarchia di membri, di posti, di progetti…)
c) le norme e la cultura del gruppo, in vista della loro trasmissione
d) e che attraverso questi segni elabora una percezione della realtà.
– Consensualità: alla pelle individuale come senso comune ai quattro organi di senso corrisponde la ricerca del consenso nei gruppi tra le persone, le funzioni e i ruoli; consensualità che va fino all’unanimità più o meno costretta (la minoranza deve aderire alla maggioranza; si vota a maggioranza che la decisione è stata presa all’unanimità); l’illusione gruppale segna la credenza gioiosa che il gruppo ha una pelle comune che abolisce le differenze tra i suoi membri; l’angoscia della pelle strappata è legata ai fantasmi di rottura: cfr. il Terrore.
– Individuazione: singolarità del gruppo che si sostituisce alle individualità delle persone e si differenzia dagli altri gruppi in una stessa struttura (cfr. lo studio di Lévi-Strauss sulle maschere amerinde).
– Energizzazione: l’unione fa la forza; il gruppo come ricerca libidica narcisistica; il ruolo dei banchetti, delle cerimonie, delle celebrazioni; intensificazione degli affetti: entusiasmi, odi.
– Sessualizzazione: il gruppo come ricarica libidica oggettuale, erotizzazione difensiva delle angosce della situazione gruppale; far l’amore al posto di pensare (libertinaggio), incontro dell’amore-passione; la coppia nemica del gruppo; scarica del sovrappiù libidico nella seduzione; compimento della bisessualità.
III. I gruppi informali e occasionali riuniscono partecipanti che non si conoscono prima, in vista di un obiettivo di formazione o di psicoterapia. Questi gruppi soffrono della mancanza di un corpo comune sul quale appoggiare l’apparato psichico gruppale che essi devono costruire. Al contrario il gruppo familiare è caratterizzato da un eccesso di corpi: coabitazione, contatti fisici, corpo a corpo sessuale dei genitori, generazione del corpo dei bambini. Tra questi due estremi, i gruppi mostrano una gamma di stati intermedi.
Il fantasma di una pelle comune alla madre e al bambino mi è apparso costitutivo di un apparato psichico originario, da cui il bambino deve in seguito distaccarsi per acquisire una pelle psichica propria.
Un’espressione di questo fantasma è la fantasia gemellare, che fonda un primo tipo di coppia amorosa: i due membri si vivono come doppi immaginari, come due esseri o identici o simmetrici, inversi e complementari in rapporto ad una pelle comune e all’interno di un involucro uterino. La coppia è unita per la similitudine delle sensazioni tra i suoi membri. La fantasia gemellare, una volta confrontata con la realtà della vita di coppia adulta subisce spesso degli scacchi seguiti da una disillusione. Ciascuno dei due membri rimprovera l’altro di non essere più il suo perfetto simile o complementare e l’accusa di mirare alla distruzione della coppia. Nella vita di coppia la scenata è un tentativo per ristabilire la similarità, ma stavolta non sono più similarità felici, ma infelici. Ciò che viene rilevato è piuttosto la similarità della delusione, del rancore, dell’odio, della rabbia. La fantasia gemellare è preservata in un modo negativo. La simmetria gemellare è allora fondata sulla reciprocità di quello che io ho chiamato l’attaccamento al negativo. Da qui l’effetto generalmente negativo della scenata, del litigio nella vita di coppia: ristabilisce contro ogni evidenza la fantasia gemellare e proroga, con un doppio meccanismo di rovesciamento – su se stesso e al suo contrario – l’organizzazione economica duale non adatta all’evoluzione della vita di coppia. Il movente metafisico all’opera consiste nel primato del principio di costrizione di ripetizione sui principi di piacere e di realtà.
La psiconalisi individuale e familiare mette spesso in evidenza altre varietà di fantasmi di una parte della pelle comune alla coppia e al gruppo: ella ha descritto la fantasia: un solo pensiero per due corpi (similitudine dei pensieri tra i membri). Per esempio, una moglie dice di suo marito, nel corso di una terapia familiare: “Lo conosco così bene che potrei scrivere la sua biografia” (riportato da G. Decherf).
L’organo fantasmatico comune non è limitato alla pelle o alla testa: può essere il polmone, le gambe, etc. con lo scopo di una similitudine di ritmi (risonanza). J.P. Caillot e G. Decherf hanno riportato una seduta di terapia familiare psicoanalitica dove la madre era ditirambica per quanto riguarda l’unità familiare: “noi abbiamo una terza gamba comune che ci permette di camminare con lo stesso passo”.
S.Becket, nel suo lavoro Le Dépeupleur, ha organizzato il tema di un cilindro-polmone che impone il suo ritmo ad una cinquantina di residenti. Questi ultimi presentavano tre tipi di reazioni: prostrazione, marcia ossessionante in tondo, scalata delle pareti.
Accanto ai fantasmi di similitudine, si trovano i fantasmi di totalità. Una paziente in psicoanalisi individuale mi porta a più riprese una fantasticheria a occhi aperti frequente nella sua infanzia: lei vedeva tre o quattro peni attaccati insieme come un mazzo di fiori. L’interpretazione banale, che mette a fuoco un desiderio del pene, allo stesso tempo intenso (lei ne vedeva parecchi) e aggressivo (vi erano peni-fiori recisi) non si rivelò efficace. Apparve che l’essenziale si rapportava tanto al bouquet che ai fiori e che questo bouquet rappresentava la fratria: lei aveva tre fratelli. Con il padre c’era nella famiglia un quarto pene (da qui l’esitazione: “tre o quattro”). Questi quattro uomini la tenevano da parte nelle loro conversazioni perché lei era non solamente figlia, ma per di più la piccolina. La famiglia era dominata dalle presenze virili. La mia paziente e sua madre erano sottovalutate: la fantasticheria le rappresentava assenti, cioè di poca importanza. Il masochismo materno vi si accomodava mentre la ragazzina reagiva alla provocazione. Mediante la sua fantasia, lei si proponeva come la rappresentante dell’unità familiare.
Una forma più conosciuta del fantasma di totalità si avvicina a quella che è stata nominata “il paziente designato” dai terapisti familiari sistemici. In quest’ultimo caso uno dei membri della famiglia è considerato come lo scarto, il relitto, il fallito, portatore di tutto ciò che è sentito come cattivo nel gruppo familiare. Nei casi di pazienti in psiconalisi individuale, io ho parecchie volte constatato che uno dei membri della famiglia, generalemente un bambino, era un handicappato mentale, soprainvestito dai genitori. La regola familiare implicita è che gli altri figli non devano fare meglio di lui. L’eccezione diventa obbligo (stabilità come obbligo); l’anormalità una norma. Il membro deficiente è un organo che deve essere comune a tutti; congiunge l’identità e la totalità e assicura l’unità familiare.
Il sogno notturno fornisce eventualmente delle rappresentazioni dell’organo comune unificatore di una coppia o di un gruppo familiare. Vedi l’esempio del sogno “delle pelli ricoperte di cicatrici”. Dopo tre anni di psicoanalisi, Palatine riporta questo sogno che ella redige successivamente e di cui riproduco un riassunto significativo.
Il sogno comincia con l’incontro della sognatrice con la piccola figlia di un musicista conosciuto. Poi il racconto prosegue:
“Lei mi trascina un po’ più lontano e apre la sua cartella: “Vi mostrerò un ricordo di lui”.
“Chi era quindi per te? Un genitore?”
“Mio padre. è morto e quando si è perduto un padre così…”
“Mi aspetto di vedere il manoscritto di un’opera musicale. è proprio un testo, ma io sussulto: piuttosto una pelle, pelli di pergamena cucite tra loro a grossi punti di sopraggitto, coperte da un inchiostro molto leggibile.
“Io ho un gesto per afferrare questo documento. Lei mi ferma:
“Non lo toccate! è molto fragile. Guardate, ho messo dei guanti per portarvelo (allusione implicita alla mia teoria, che lei conosceva, dell’interdizione a toccare e della creazione come rovesciamento di una pelle (…)
“Io mi dico: “è nevrotica, la piccola”. (…)
“Io sono un po’ delusa: mi dispiace che il testo non sia, alla fine, il manoscritto di un’opera”.
Questo sogno e le sue numerose associazioni che non posso riportare, mi hanno colpito come esempi significativi di costituzione dell’Io-pelle sulla superficie di iscrizione. Il sogno è il sogno di un manoscritto e anche il sogno di un manoscritto di sogno. Nella realtà Palatine prepara per la casa editrice per la quale lavora una raccolta di frammenti scelti di poeti del ventesimo secolo. Sono frammenti scelti; non sono vere creazioni, né un’opera continua. La fantasia soggiacente è, non più quella di una parte di pelle comune alla madre e al bambino, ma la fantasia di una pergamena comune a Palatine e a suo padre (io nel transfert). Una stessa pergamena per parecchi autori, ove ciascuno iscrive i suoi frammenti di testi sui frammenti di testi di altri, e questi diversi testi si sovrappongono senza cancellarsi; tale è la fantasia di una superficie di scrittura comune, che prende in prestito l’immagine di un palinsesto per raffigurare la funzione dialogica o di intertestualità, propria dell’attività letteraria.
Questo fantasma di pergamena comune è intermedia tra il fantasma cronologicamente anteriore di pelle comune di cui conserva traccia (la ragazzina del sogno mostra delle “pelli di pergamena cucite tra loro”) e l’interdizione ulteriore di toccare, condizione di accesso alla simbolizzazione e al pensiero personale. La ragazzina grida: “Non la toccate! è molto fragile”. Ella prende tuttavia dei “guanti” per imporre l’interdetto. Come per la ragazzina, l’interdetto rende “nevrotico” colui che vi si sottomette. Semplificando, si potrebbe dire che la credenza nell’identità delle percezioni tra tutti i suoi membri è tipica della famiglia psicotica (“si ha una solo psiche per parecchi corpi”), che la fantasia di una parte di pelle comune alla diade (la cui comprensione deve essere allargata a “una parte di corpo comune” e a “un organo comune”) è tipica degli stati limite, che l’interdetto di toccare e le sue conseguenze, lo strappo e la rinunzia alla pelle comune, la costituzione di una pelle individuale singola, l’accesso alle prove di realtà e al criterio dell’identità dei pensieri tra loro sono tipici della nevrosi.
Qualche mese dopo, Palatine ritorna sul suo sogno nella cui dimensione topologica noi rilavoriamo. Il patchwork delle pelli assemblate raffigura un sé fatto di frammenti separati e giustapposti e traduce ciò di cui lei soffre, e cioè un’angoscia di depersonalizzazione (e non, come io avevo un po’ troppo rapidamente pensato, un’angoscia di depressione). Posso descrivere all’opera in lei un Io-arcipelago, formulazione che l’aiuta ad arrivare a una chiarificazione su se stessa. La presa di coscienza consecutiva le permette di sperimentarsi riunificata. Lei accede ad un nuovo stato interiore, stabile, dinamico e triste. Non ha più inibizioni nelle sue attività professionali; dorme bene, ha ritrovato la sua base. Ma non c’è ancora gioia. C’è una tristezza normale; può permettersi di sentirla senza essere disorganizzata.
Infine, sembra che le pelli ricoperte di cicatrici rappresentino anche l’immagine del corpo familiare di Palatine. Figlia unica nata dopo un fratello morto, era un frammento di rimpiazzo nella pelle familiare. Era stata allevata da tre donne a casa, la madre, la sorella di questa e la madre di queste due donne (nonna di Palatine). A queste si aggiunge la balia alla quale Palatine era stata affidata fino a due anni e a cui era attaccatissima (i suoi genitori la riprendevano la domenica). Solo uomo, un padre adorato dalla figlia, ma le tre donne montavano di guardia e facevano schermo tra lui e lei. La pelle familiare costituita dalle tre donne e ereditata dalla generazione precedente teneva il padre – membro aggiunto – da parte e serviva da pelle familiare per la nuova famiglia. A partire dal sogno e dalle scoperte che ha determinato, Palatine non si vede più come “un frammento scelto” dagli altri, ma come un tutto che lei sceglieva di essere. Acquisisce la sicurezza del pensare. Partecipa con autorità convincente i suoi sentimenti e le sue idee nella sua vita personale e professionale. Matura le decisioni necessarie. Dispone di un Io-pelle consistente. Deve – e può – far fronte ai contraccolpi esercitati sull’Io-pelle familiare dalla sua affermazione di autonomia. Gestisce senza troppa angoscia e con efficacia la crisi familiare che allora sopravviene.
Il presente testo abbozza un approccio generale dell’applicazione ai gruppi della funzione dell’Io-pelle. Il suo carattere sistematico necessario ad una ricerca esplorativa, è chiamato ad ammorbidirsi e a sfumarsi progressivamente nel confronto della teoria con l’esperienza. Ma un’espe¬rienza non è istruttiva se non è inquadrata da una griglia di osservazione e da un corpus di ipotesi che si trova proposto qui per la prima volta.

Note
(1). Nel testo originale “out-groupe” (N.d.T.).
(2). In un lavoro dal titolo “Il gruppo dei Setti Svevi e il fantasma dell’infilzamento”, contenuto nel libro L’apparato pluripsichico, pubblicato in Italia da Armando (1983), Kaës riprende il racconto dei fratelli Grimm e discute delle ipotesi sulle configurazioni del fantasma originario soggiacente alla rappresentazione del gruppo infilzato. Kaës osserva come <<In situazioni di gruppo largo (da 25 a 60 persone), un piccolo gruppo è rappresentato “allo spiedo”…>> (p. 146, op.cit.). Questo piccolo gruppo non è un gruppo qualunque in quanto è costituito sulla base di una differenziazione reale di funzioni, come un’équipe di animatori in un seminario o monitori in un gruppo o un’équipe di direzione in un’istituzione. La fantasmatica dell’infilzamento condensa e articola molti differenti fantasmi originari del gruppo a differenti livelli di elaborazione, come ad esempio <<uno scenario in cui i partecipanti e l’équipe si alternavano in una posizione di spettatori di una scena primitiva fusionale, in cui gli uni e gli altri erano contemporaneamente confrontati con il piacere di essere, in questa indifferenziazione, unificati e mortificati>> (p. 150, op.cit.). <<…attraverso l’infilzamento è attualizzato un fantasma della scena primitiva combinata, protogruppale, in cui i partecipanti del gruppo largo sono assegnati al posto del testimonio>> (p. 151, op.cit.).
Accanto al fantasma originario principale della scena primitiva, <<…gravitano altri fantasmi originari (la castrazione, la seduzione, la vita intra-uterina), un fantasma arcaico ordinato alla lotta contro le angosce schizo-paranoidee (esplosione, persecuzione, frantumazione) e un’immagine del gruppo che assicura una funzione di oggetto unificatore e identificatorio. Il fantasma di infilzamento è dato dalla condensazione di questi fantasmi e di questa rappresentazione immaginaria; qui il contenuto e la forma del fantasma coincidono in una saldatura fascinante e terrificante>> (p. 154, op.cit.) (N.d.T.).