Interazioni

L’interpretazione nella psicoanalisi di coppia e famiglia. Costanti e varianti

Clelia De Vita, Cristiana Balzano, Silvia Lepore

N. 62 / 2025 - Francoangeli

Editoriale

L’interpretazione nella psicoanalisi di coppia e famiglia. Costanti e varianti

A cura di Cristiana Balzano, Clelia De Vita, Silvia Lepore

Di un volume dedicato all’interpretazione nella psicoanalisi della coppia e della famiglia si sentiva la necessità, per definire le specifiche variazioni tecniche che emergono grazie alle estensioni del metodo psicoanalitico a sistemi multipersonali e multidimensionali. Attraverso le varie parti in cui si articola, sarà possibile entrare in medias res, cogliendo come cambi la tecnica interpretativa nelle sedute di coppia e di famiglia, su cosa si focalizzi e se sia possibile individuare costanti e varianti rispetto all’uso dell’interpretazione nei setting duali e familiari.
La psicoanalisi si è ampiamente evoluta e trasformata grazie alla tensione esplorativa degli psicoanalisti che si sono dedicati a nuovi soggetti di cura, come i bambini, gli adolescenti, i gruppi, le coppie e le famiglie. L’interpretazione ha rivestito una posizione centrale nel corpus teorico-clinico della psicoanalisi come fattore principale di trasformazione; seguendo questo vertice, che funge da autentico fil rouge, il volume si propone di approfondire i mutamenti della tecnica nel lavoro clinico con coppie e famiglie. Collocarsi oggi in questa prospettiva significa chiedersi come lo strumento interpretativo si modifichi, adattandosi a nuovi livelli di complessità tipici dei sistemi multipersonali, nei quali la funzione interpretante si estende ai livelli corporei, sensoriali e intersoggettivi del legame. Usare il vertice dell’interpretazione per leggere i mutamenti della tecnica significa, dunque, riconoscere non solo la centralità che questo strumento ha storicamente rivestito nel corpus teorico-clinico della psicoanalisi come fattore di trasformazione, ma anche la necessità di adattarlo alla complessità della clinica contemporanea.
L’interpretazione, infatti, ha attraversato la storia della psicoanalisi e si è evoluta con essa, a partire dalla visione freudiana, che ne faceva il principale strumento di trasformazione dei contenuti inconsci tramite il metodo delle libere associazioni, per passare alla visione di Strachey (1933) di interpretazione mutativa orientata al cambiamento strutturale, tesa a differenziare l’oggetto arcaico dall’oggetto attuale, fino all’intuizione di Winnicott espressa nel saggio Comunicare e non comunicare: «per parte mia, ho sempre ritenuto che una funzione importante dell’interpretazione sia quella di stabilire i limiti della comprensione dell’analista» (p. 244). Lo stile interpretativo di Winnicott appare già improntato alla proposta di un’amplificazione dei significati emozionali e relazionali che l’interpretazione genera nel paziente, che a sua volta li rimanda all’analista in una circolarità semantica (Bonaminio, 1993); tale visione dell’interpretazione, supera il concetto di disvelamento di una fantasia inconscia, chiusa nella sua fissità dentro il paziente, guardando piuttosto allo stato del Sé.
Con Winnicott siamo già in una psicoanalisi che integra gli aspetti non verbali della comunicazione, privilegiando la sintonia come motore del cambiamento, il vivere insieme al paziente stati dell’essere profondi come accesso ad esperienze vissute e mai simbolizzate; tutto questo verrà amplificato da Bion, che guarda alla rêverie dell’analista come ad uno strumento guida nel lavoro di interpretazione, che integra immagini e percezioni non verbali. Assumono, dunque, molta rilevanza la modalità non verbale degli scambi, l’atmosfera emotiva della seduta, la qualità della partecipazione affettiva dell’analista, il suo controtransfert come bussola di orientamento verso elementi impliciti che, anche attraverso agiti ed enactment, potranno portare alla pensabilità tracce del “saputo non pensato” del paziente e dell’analista stesso.
Il progressivo mutamento della prospettiva teorico-clinica, ha spostato, dunque, il focus dal contenuto dell’interpretazione alla funzione interpretante quale processo continuo di costruzione interiore di senso, traduzione transmodale che si realizza integrando sensazioni, emozioni, fantasie e verbalizzazioni. Ne è derivata anche la valorizzazione di altri strumenti tecnici come la confrontazione, la chiarificazione, la ricostruzione e la metaforizzazione, che rientrano in una visione allargata della funzione interpretativa dell’analista. Strumenti che si rivelano preziosi per l’analista che lavora con la coppia e la famiglia; si tratta, infatti, di due ambiti clinici che necessitano di una lettura dei livelli primitivi della mente, delle espressioni corporee, della sensorialità della seduta, poiché è anche dagli scambi non verbali che emergono nuclei traumatici dissociati di cui occorre favorire l’integrazione psichica.
Come scrive Anna Nicolò (2025), in questi settings si presenta spesso all’analista un materiale accessibile solo attraverso strade diverse dalla verbalizzazione; ci riferiamo a qualcosa che non è osservabile come catena associativa, ma è depositato nel soma, nell’agire, nelle sensazioni e nei legami che ciascun membro costruisce con l’altro.
Il setting con la coppia o con la famiglia rivela una sua specifica potenzialità terapeutica su questi livelli di funzionamento che la presenza dell’altro permette di rivelare. L’oggetto d’indagine non è più soltanto il mondo intrapsichico, ma anche il livello intersoggettivo, ciò che accade negli spazi psichici tra i membri: è il legame che, come elemento terzo, diviene oggetto della funzione interpretativa dell’analista. L’attenzione al legame (Pichon Rivière, 1980) come struttura complessa che include il soggetto, l’oggetto e la loro mutua interazione, che dà forma a un pattern, a un modello di comportamento, che tende poi a ripetersi automaticamente sia nella relazione interna, sia in quella esterna con l’oggetto, rende più complessa la funzione interpretativa dell’analista. Quest’ultima potrà comprendere i vissuti, le fantasie, i desideri, i conflitti e le difese del mondo interno di ciascun paziente, ma sarà contestualmente volta a mettere in forma, per la prima volta, ciò che avviene tra i partner o tra i membri della famiglia, e quanto di impensato hanno collocato nel legame, anche per potersene difendere insieme. Nella complessa dinamica della famiglia, ad esempio, uno dei membri può essere il portavoce della sofferenza gruppale, a cui è impossibile dare nome senza rintracciarne l’origine transgenerazionale. Il paziente designato, in quanto depositario di aspetti scissi, non può da solo arrivare a trasformare quel che è stato posto in lui, a volte molto concretamente, dalla gruppalità; ed è in ciò che risiede una delle potenzialità terapeutiche specifiche del setting familiare.
L’interdipendenza di teoria e clinica, ha permesso di modificare la tecnica in relazione al cambiamento di paradigma relativo all’inconscio, includendo ampliamenti teorici che ne hanno valorizzato la matrice intersoggettiva, arrivando alla teorizzazione dell’inconscio non sottoposto a rimozione, dell’inconscio ectopico.
Il volume presenta la ricerca in atto nella psicoanalisi di coppia e famiglia e propone gli adeguamenti tecnici adatti a produrre il cambiamento terapeutico in questa area di applicazione estesa del metodo psicoanalitico. I diversi contributi che lo compongono costituiscono, nel loro insieme, una riflessione teorico-clinica sull’interpretazione nella psicoanalisi di coppia e famiglia, mettendo a fuoco le aree di sovrapposizione e le differenze della tecnica interpretativa nei due settings.
Il filo conduttore che attraversa e lega tutti i lavori presentati riguarda le variazioni tecniche nel lavoro clinico con la coppia e la famiglia, atte a produrre cambiamento, e come queste variazioni diano origine a loro volta a nuovi livelli e oggetti di osservazione che richiedono ulteriori sviluppi teorici.
In apertura, il volume presenta il lavoro di Anna Nicolò che sviluppa il tema dell’uso della metafora entro il modello italiano di psicoanalisi di coppia e famiglia, come modalità espressiva che può mobilizzare i livelli congelati del funzionamento del gruppo, anello intermedio che favorisce la pensabilità. La circolazione di un’immagine polisemica e insatura generata dalla mente dell’analista, che coglie il punto associativo rilevante del gruppo-famiglia da un’associazione, da un sogno o dal gioco di uno dei membri, può fungere da snodo comune a cui ciascun membro, può legarsi per apparentamento, generando pensieri sul conosciuto non pensato presente tra le pieghe dell’interazione familiare o nel corpo di alcuni suoi membri.
Segue l’articolo di Alberto Eiguer che si sofferma sulle analogie e le differenze tra le terapie psicoanalitiche di gruppo e quelle rivolte alle coppie e alle famiglie, con particolare riguardo alla differente natura dell’oggetto studiato. Il focus cade sui concetti freudiani di costruzione e ricostruzione e sulla loro declinazione nei trattamenti familiari tramite due esemplificazioni cliniche.
Il volume prosegue articolandosi in tre sezioni.
La prima è dedicata all’approfondimento del tema della tecnica interpretativa nella psicoanalisi di coppia, con i contributi di Daniela Lucarelli, Berniero Ragone ed Elena Longo; lavori originariamente presentati all’ultimo convegno della Società Italiana di Psicoanalisi della Coppia e della Famiglia dal titolo Il lavoro clinico con la famiglia e la coppia: tra l’intrapsichico e l’interpersonale.
La seconda sezione è dedicata alla psicoanalisi della famiglia con il lavoro teorico di Giuseppe Saraò e quello teorico-clinico di Clelia De Vita, anch’essi presentati nella loro prima versione al convegno PCF di Orvieto del 2025.
La terza sezione del volume, intitolata Oltre l’interpretazione, raccoglie l’originale e interessante lavoro di Irma Morosini, che ci introduce alla tecnica dello psicodramma applicata a un gruppo familiare, ed il contributo conclusivo di Diana Norsa, che chiude il cerchio in un dialogo simbolico con il lavoro di Anna Nicolò, proponendo l’uso della metafora a partire dal gioco di un bambino e mostrando come essa possa rappresentare un potente detonatore emotivo per il gruppo al lavoro, analista compresa, in grado di sbloccare la capacità di sognare nella coppia in trattamento, dando il via a importanti processi trasformativi.
La voce del dizionario riprende i processi di metaforizzazione, presentando un excursus teorico che arriva agli aspetti più legati alla tecnica di coppia e famiglia. In chiusura, infine, troviamo le tre recensioni, a cura di Silvia Lepore, Ludovica Grassi e Virginia De Micco.
Ciò che accomuna i contributi di questo volume è l’idea che la psicoanalisi continui a nascere e a rinnovarsi là dove il legame chiede di essere ascoltato. Nella coppia come nella famiglia, l’interpretazione non è più ‒ o non è solo ‒ uno strumento tecnico, ma un atto di presenza che apre a nuovi spazi di pensiero, in cui frammenti dispersi di esperienza possono ricomporsi e trasformarsi. È in questi passaggi che la tecnica analitica mostra la sua capacità di evolvere restando, al contempo, fedele al suo nucleo originario.

Articoli

Psicoanalisi della famiglia e della coppia: un modello italiano

Anna Maria Nicolò

In questo articolo l’autore presenta un modello di comprensione e intervento nella clinica con la famiglia e la coppia. Questo modello si basa su precisi assunti: l’intreccio continuo e reciproco tra il mondo intrapsichico di ogni singolo membro della famiglia e il mondo fantasmatico della famiglia come unità, l’esistenza del legame, l’inconscio interpersonale, l’uso delle difese inter e transpersonali, la famiglia come matrice di identità e contesto di apprendimento, la molteplicità dei livelli compresenti nella famiglia e nella coppia, la specificità della tecnica e l’uso della metafora. L’applicazione del modello verrà esemplificata attraverso la presentazione di brevi stralci clinici. Parole chiave: legame, inconscio interpersonale, difese inter e transpersonali, tecnica, metafora.
L’interpretazione nella psicoanalisi della coppia e della famiglia: il tocco finale

Alberto Eiguer

Dopo aver esplorato le analogie e le differenze tra le terapie psicoanalitiche di gruppo e di famiglia, l’autore parla di come la tecnica della terapia psicoanalitica di gruppo (TPG) si applichi alle terapie psicoanalitiche di coppia e famiglia (TPCF), soprattutto per ciò che concerne l’interpretazione e i suoi scopi. I terapeuti che lavorano con coppie e famiglie fanno spesso delle costruzioni, il richiamo verbale delle produzioni di gruppo ne è un esempio. È il “tocco finale” che sintetizza ogni intervento ed è ciò che favorisce il cambiamento nella TPCF, equivalente a ciò che Strachey sperava per l’interpretazione nella psicoanalisi individuale. Parole chiave: interpretazione gruppale, costruzione, ricostruzione, legame filiale, riconoscimento reciproco.
Come e quando interpretare con la coppia

Daniela Lucarelli

Il lavoro si propone di affrontare l’importante tema dell’interpretazione declinandolo verso il trattamento della coppia. L’interpretazione, insieme al setting, ha sempre rappresentato un contributo fondamentale dell’analista per il processo terapeutico e molto numerose, nel tempo, sono state le prospettive proposte in tal senso, mettendo in luce sia il rapporto tra interpretazione e cambiamento, che il ruolo dell’analista nella relazione analitica. Con questo contributo si desidera rivolgere l’attenzione, in particolare, a quell’ambito della psicoanalisi che ha ampliato la sua ricerca teorica e la sua pratica clinica aprendosi a setting con più pazienti, come la coppia coniugale. Attraverso una presentazione clinica si cercherà di mettere in evidenza vari aspetti della funzione interpretativa. Parole chiave: funzione interpretativa, modalità non verbali, inconscio interpersonale, legame, partecipazione dell’analista.
Il transfert e le sue articolazioni nel lavoro con la coppia

Berniero Ragone, Elena Longo

Il seguente lavoro, attraverso una breve panoramica sul transfert riferito al lavoro con coppie e famiglie, focalizza il cambiamento di prospettiva che le recenti ricerche stanno portando avanti rispetto ai fenomeni di transfert e controtransfert in una cornice che privilegia le matrici relazionali e soprattutto interattive dell’incontro delle coppie con il/i terapeuta/i. Partendo dalle relazioni oggettuali, il concetto di campo implica l’emergere di stati mentali e corporei, sensoriali, atmosfere, enactment che coinvolgono tutti gli attori nel campo, con manifestazioni che possono mettere non necessariamente in primo piano la consapevolezza, la verbalizzazione e l’interpretazione. Anche il concetto di legame richiama al qui ed ora dei soggetti, reali e fantasmatici, alla loro interazione, agli agiti, enactment, con la loro quota di novità, insaturità, imprevedibilità, indeterminatezza. Il cambiamento in terapia implicherebbe, quindi, anche lo spostamento da esclusivi piani di verbalizzazione a “momenti ora” di profonda condivisione di stati emotivi, sensoriali e corporei che interesserebbe nell’incontro anche l’inconscio non rimosso. Una vignetta clinica esplicativa focalizzerà come esempio uno di questi momenti fondamentali del processo terapeutico. Parole chiave: transfert, interrazione, campo, legame, momenti ora (now moments).
Sulla soglia: lo sbieco e le funzioni intermediarie nella consultazione prolungata e nella terapia familiare

Giuseppe Saraò

Il lavoro propone due modi di stare in seduta, differenziando la consultazione prolungata nei casi complessi e la terapia familiare vera e propria. Si prende in considerazione il versante transfert-controtransfert e si rapporta con il livello degli interventi-interpretazioni del terapeuta che variano in base alla consultazione o alla terapia. Nella consultazione prolungata è da tenere in grande considerazione il transfert sul setting e l’obiettivo è di costruire un setting in una situazione difficile e problematica. Qui prevale il lavoro psichico di contenimento e l’attenzione a ricercare l’alleanza terapeutica che permetta una processualità. Invece, nella terapia familiare si valorizza l’importanza per il terapeuta di sintonizzarsi con i livelli del funzionamento psichico della famiglia che in quel momento esprime: livelli primitivi con interventi basici del terapeuta in cui prevale un lavoro di metaforizzazione; livelli rappresentazionali e simbolici in cui il terapeuta ricorre a costruzioni che tengano conto della dimensione mitica prevalente di quella famiglia. In questi casi correla quello che accade nel campo dei vari personaggi utilizzando la capacità intermediaria di collegare l’intrapsichico con l’interpersonale. Parole chiave: consultazione prolungata, terapia familiare analitica, interpretazioni e ricostruzioni, regolazione interventi interpretativi.
“Una stanza tutta per noi”. Interpretazione ed evoluzione del setting con una famiglia psicotica

Clelia De Vita

Il lavoro si focalizza sulle caratteristiche della relazione terapeutica con la famiglia a funzionamento psicotico e sottolinea come l’interpretazione sia, in via preliminare, un modo per contenere le pressioni esercitate dalla famiglia sul setting; solo progressivamente l’interpretazione potrà esplicare la sua funzione elaborativa. Il funzionamento familiare, infatti, coinvolge l’analista che deve accettare di venire contaminato dalla dinamica depersonalizzante, divenendo meno estraneo e separato per poter essere accettato dal nucleo. A partire da questa contaminazione, sia le regole del setting che l’interpretazione potranno essere acquisiti come oggetti-trovati-creati all’interno della trasformazione del processo terapeutico. Il lavoro propone alcune sedute familiari come esemplificazione del complesso processo analitico con la famiglia a funzionamento psicotico. Parole chiave: famiglia, setting, interpretazione, funzionamento psicotico, idioma.
Una trasformazione possibile nella terapia familiare psicoanalitica

Irma Morosini

L’autrice presenta l’integrazione tra la propria formazione teorica psicoanalitica, il lavoro clinico con le famiglie e l’uso dello psicodramma come tecnica di intervento. Descrive un approccio terapeutico di équipe, composta da co-terapeuti, e attraverso il lavoro con una famiglia illustra il suo pensiero clinico e il modo di concepire e applicare l’interpretazione nella psicoanalisi familiare. L’obiettivo è mostrare come il processo terapeutico possa trasformare la sofferenza familiare, mettendo in luce i diversi strumenti tecnici impiegati nei vari momenti e il senso degli interventi. Parole chiave: psicoanalisi familiare, psicodramma, risorse, équipe, interpretazione.
La cassetta degli attrezzi dello psicoanalista alle prese con i legami di coppia e di famiglia

Diana Norsa

La psicoanalisi è una disciplina in movimento: le risposte dei pazienti apportano nuove conoscenze che inducono a pensare nuovi modelli. Questo articolo si propone di mettere in luce lo stato di avanzamento che il setting con le famiglie e le coppie sta apportando riguardo a temi quali l’estensione dell’inconscio (Freud) e l’inconscio presente e passato (Sandler). Il caso clinico esemplifica l’uso del gioco del bambino in seduta come una metafora capace di innescare un movimento di elaborazione nella coppia. Parole chiave: legami di coppia e famiglia, transfert, controtransfert, setting, gioco come metafora, estensione dell’inconscio, inconscio passato, inconscio presente.