Interazioni

Famiglia e separazione tra vicende reali e fantasmatiche

N. 6 Anno 1995


Editoriale

+Emilio Masina, Giovanna Montinari, Renata Tambelli Famiglia e separazione

Questo numero vuole avere una funzione di testimonianza della complessità del dibattito intorno al tema della separazione. In tale ottica, senza la pretesa di esaurire i molteplici significati e profili teorici con cui può essere affrontata un’area di studi così interessante e feconda, abbiamo voluto iniziare un confronto su questo tema. Abbiamo lavorato con l’idea di “aprire” il più possibile il dibattito con l’apporto di autori che si sono interrogati a lungo sull’oggetto separazione alla luce di evidenze cliniche e di “letture” dei fenomeni relazionali all’interno di differenti impostazioni teoriche. Il secondo intento che abbiamo perseguito in questo numero di Interazioni è stato quello di collegare il complesso dibattito sulla separazione ad un secondo oggetto, privilegiato nella riflessione della rivista, la famiglia appunto, quale orizzonte culturale condiviso da vari paradigmi teorici. Abbiamo cercato di dare attenzione ai problemi connessi con il trattare la separazione sia in senso orizzontale, considerandolo a livello di evento interno (fantasmatico) e/o a livello di evento esterno (concreto); sia in senso verticale, articolando l’evento separativo in differenti metalivelli (sé individuale, diade, unità familiare). Contributi come quelli di Katia Giacometti, Emilio Masina e Giovanna Montinari costituiscono un’occasione per soffermarsi sui significati inconsci che vengono agiti nelle separazioni e nei cambiamenti del ciclo vitale sia familiare che individuale, superando lo schematismo che porta a leggere la separazione soltanto nei suoi aspetti concreti, oppure la considera esclusivamente come un attacco all’elaborazione dei processi di individuazione e differenziazione. Sempre all’interno di tale scenario abbiamo pensato che fosse utile focalizzare situazioni come la separazione fra i partner, o i processi dell’adozione e dell’affidamento, come nei lavori di Salvatore Grimaldi e Chiara Cattelan, nei quali, con il rigore di un modello psicoanalitico, si evidenzia la necessità di non confondere le separazioni reali con quelle affettive obbligando ad un’analisi attenta della dinamica articolata tra gli aspetti intrapsichici e quelli interpersonali della relazione con l’altro. I contributi di Marisa Pittaluga ed ancora quelli di Masina e Montinari, focalizzano più da vicino questa ottica anche nei suoi risvolti istituzionali. Inoltre, pensiamo che i temi sopra accennati, espressione delle vicissitudini delle relazioni interne e di quelle esterne nella costituzione delle famiglie, e nella rottura o scioglimento dei legami, siano molto importanti non solo perché rappresentano una sfida sul piano clinico, ma anche perché la loro elaborazione può aiutarci a riflettere sulle nostre metodologie di intervento e ricerca. Su quest’ultimo ambito il contributo di Renata Tambelli e Giulio Cesare Zavattini vuole essere un esempio di ipotesi di lettura delle tematiche di “appartenenza” e “separazione/individuazione” nel confronto tra famiglia rappresentata, che appare un promettente campo di studio per la costruzio- ne di un modello interpretativo della famiglia come sistema interiorizzato di relazioni. Infine, ci sembra che anche il confronto nel dibattito su queste problematiche abbia rilevato, pur nelle diversità di riferimenti a modelli teorici e di intervento, che a tutt’oggi sembra ancora prevalente la tendenza a collocare i parametri realtà interna e realtà esterna in modo parallelo, e a leggerli in maniera scissa, mentre viene ipervalorizzata la costituzione di mondi interni di cui la realtà diviene solo l’occasione di una esternalizzazione. In conclusione, sempre a proposito della separazione tra il concreto e il simbolico dalla voce dei bambini…

Il dispiacere*

La mamma e il papà di Chiara si sono separati e non stanno più insieme. Quando uno si separa si sposa poi con un altro, cioè si risposa o con una donna o con un maschio e i figli stanno male perché non hanno più un genitore, oppure se una madre quando si separa non ha un figlio deve fare tutto da sola e rimane sola. Il figlio sta male perché se chiama papà e lui non c’è il figlio si mette a piangere. Il papà prima di andare via gli può scrivere il numero di telefono. Quando le mamme e i papà litigano i bambini hanno paura che si separano, che è un litigio troppo grosso e dicono “io me ne vado da qui”. Una volta papà si è arrabbiato e se ne è andato. Per fortuna è ritornato. Quando è buio e la mamma e il papà escono uno ha paura che non tornano. Oppure uno ha paura che non lo vengono a prendere nel posto dove sta. Io ho paura di crescere perché ho paura che divento troppo grande e poi si muore. Io ho paura che divento grande, che mi sveglio e non c’è più mamma e papà e sono solo. Se uno rimane solo non può giocare con il papà e la mamma. I genitori si possono separare con i litigi e il bambino quando è grande se ne va a vivere da un’altra parte. Quando uno è adulto va a lavoro, i papà lavorano e tornano la sera o il pomeriggio, dopo anche le mamme possono andare a lavorare da un’altra parte, basta che chiamano la baby sitter.

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